I processi fisici, metabolici e psicologici inerenti alla crescita, dalla nascita all’età adulta, rivelano che i bambini non possono essere considerati piccoli adulti e non possono neanche essere considerati un gruppo omogeneo in sé. È pertanto necessario che siano sviluppati farmaci su misura e che l’attività di farmacovigilanza sia più mirata. Ecco cosa ha riportato Laura Boga, QPPV presso Dompè Pharmaceutical, durante il suo intervento sui pazienti pediatrici all’European Pharmacovigilance Congress.

I cambiamenti nella fisiologia durante la crescita, i diversi parametri farmacodinamici e farmacocinetici nei soggetti pediatrici rispetto agli adulti, l’immaturità di alcuni sistemi di organi, i cambiamenti nella massa corporea e nella composizione e la maggiore sensibilità agli eccipienti farmacologicamente attivi fa si che i pazienti pediatrici abbiano reazioni differenti rispetto agli adulti, per questo devono essere sviluppati dei farmaci appositamente formulati per questa specifica fascia d’età.

Casistiche di maggiore esposizione agli eventi avversi in pedagodia

Il rischio di eventi avversi può potenzialmente aumentare in alcuni casi specifici:

– esposizione a lungo termine: potrebbe comportare effetti sullo sviluppo di organi, ad esempio sulla crescita scheletrica, sulla maturazione sessuale o sullo sviluppo neurocomportamentale, e possono diventare evidenti, visibili o identificabili solo dopo diversi anni, addirittura anche solo in età adulta. È pertanto necessario eseguire follow-up a lungo termine per osservare gli effetti in più fasi dello sviluppo.

– utilizzo off label: data la mancanza in passato di farmaci specifici per bambini, era comune somministrare medicinali per adulti, andando così al di fuori dei termini e delle condizioni dell’autorizzazione all’immissione in commercio esponendo a ulteriori rischi.

– errore farmaceutico: fallimento involontario nel processo di trattamento farmacologico che può verificarsi al momento della prescrizione, conservazione, erogazione, preparazione o somministrazione di un medicinale. A causa della disponibilità limitata di farmaci con indicazione pediatrica o forma farmaceutica appropriata, i bambini possono essere trattati a dosaggi dedotti da pazienti adulti o con forme farmaceutiche inadeguate.

– insufficienza di safety data: gli studi clinici pediatrici sono limitati di un campione non sufficientemente popolato e per via della durata limitata, ciò comporta una scarsa conoscenza dei reali rischi.

– erroneità o mancanza di presentazione clinica di ADR: questa può infatti essere non specifica o mal interpretata, o peggio ancora potrebbe essere non riscontrata e di conseguenza non segnalata: i sintomi non specifici, come vomito, diarrea, sonnolenza o pianto, sono le uniche manifestazioni osservate nei neonati e infanti, mentre i sintomi che dipendono dalla capacità di comunicazione del paziente, come nausea, dolore, alterazioni dell’umore ecc, nei bambini più piccoli potrebbero essere sottostimati o riportati erroneamente.

Attività di farmacovigilanza in pediatria

Anche l’attività della farmacovigilanza deve prestare attenzione a diversi aspetti specifici nelle varie fasi.

Piano di gestione dei rischi: i metodi utilizzati per la minimizzazione del rischio nella popolazione adulta dovrebbero essere valutati e adattati ai pazienti pediatrici.

Gestione e reportistica ADR. Gli ICSR devono includere:
– informazioni precise sull’età inserendo giorno, mese, anni o indicando il sottoinsieme di età pediatrica (Preterm New-born Neonates, Term and Post-term Neonates, Infants, Children, Adolescents)
– principali parametri di sviluppo come prematurità, stadio di sviluppo puberale, sviluppo cognitivo o motorio
– indicazione per l’uso, forma farmacologica, forza, dose e peso e altezza dei pazienti.
Le informazioni mancanti devono essere oggetto di follow up per garantire la qualità e la solidità dei dati.

Rapporto periodico di aggiornamento sulla sicurezza (PSUR). Il PSUR è uno strumento per il monitoraggio continuo del rapporto rischio-beneficio e l’analisi cumulativa delle informazioni sull’uso pediatrico, pertanto gli argomenti che devono essere discussi sono:
– eventuale nuovo problema di sicurezza identificato nella popolazione pediatrica
– utilizzo off-label, incluso l’uso di formulazioni non “adatte all’età” o l’uso in sottogruppi pediatrici per i quali il prodotto non è autorizzato
– qualsiasi segnale identificato di una reazione avversa pediatrica
– esposizione di pazienti pediatrici durante l’intervallo di segnalazione PSUR, esposizione per sottogruppo di età
– risultati relativi alla sicurezza derivanti da studi clinici pediatrici in corso o completati, inclusi anche quelli previsti nel PIP.
Devono essere incluse tutte le fonti: studi clinici, uso post autorizzazione, segnalazione spontanea, letteratura.

Studi di sicurezza post-autorizzazione (PASS). Per la pediatria, il PASS può essere di particolare valore quando si prevede che gli effetti sullo sviluppo possano manifestarsi solo anni dopo l’esposizione al farmaco, quando i dati sulla sicurezza a lungo termine sono necessari a causa dell’uso cronico, quando c’è stato un uso off-label ed è stato sospettato un problema di sicurezza.

Gestione del segnale. Per la signal detection è fondamentale distinguere e analizzare le diversità delle reazioni tra i pazienti pediatrici e quelli adulti ed entrare nel merito della sottocategoria di appartenenza, senza soffermarsi sulla fascia pediatrica in generale.

Comunicazione sulla sicurezza. Per far sì che anche i bambini stessi possano comprendere le informazioni sul farmaco, è bene che la comunicazione sia personalizzata e adattata alla loro età, soprattutto se si tratta di adolescenti o bambini che possono usare il farmaco in modo indipendente, tramite per esempio infografiche, fumetti e social media.

Nonostante i progressi fatti in questo ambito, grazie anche alle più recenti regolamentazioni e linee guida, continuano a persistere delle difficoltà per le attività di farmacovigilanza date per lo più dalla sottostima delle reazioni avverse sospette nei bambini, dai frequenti errori terapeutici e più gravi nella popolazione pediatrica e dalla difficoltà di dimostrare l’efficacia di minimizzazione del rischio dei nuovi medicinali a disposizione della popolazione pediatrica.